C’è qualcuno che ha fatto un calcolo anche approssimativo di quanto abbiamo speso - in piena recessione - per il switch over in corso? (E per curiosità, a quanti italiani - privati e aziende - si sarebbe potuta fornire banda larga Internet a vita con la medesima cifra?).
L’eccesso di esposizione ai media crea cesure generazionali. Una volta la cultura era un treno unico, ciascuno ci saliva nel tempo e lì ci si ritrovava. Ora ogni cinque anni partono navette che vanno in posti diversi e non ci si incrocia se non negli snodi più grossi.
Cartoon Network. Grande multinazionale del gelato trasmette grande ed evidentemente costoso spot con effettoni speciali, comparse, sceneggiatura, musichetta e tutto il resto. [mini]bimbo si gira con aria sconsolata, allarga le braccia e dice “tutto questo per un gelato”.
Nei prossimi giorni varrà, forse, la pena di fermarsi a riflettere su come sia potuto accadere che nel 2009 un Senatore della Repubblica abbia proposto - ed i suoi colleghi abbiano a larga maggioranza approvato - un emendamento che minacciava di oscurare la Rete nel secolo della Rete.
In moltissime aziende la giornata lavorativa consiste in una serie ininterrotta di “ping” reciproci che servono solo a confermare la reciproca dignità di presenza. Il tempo di chi ha veramente qualcosa da fare è nelle mani dei riunionisti di talento e dei telefonatori di professione, che non avendo niente da fare ed essendo terrorizzati di essere scoperti inondano le agende altrui e scambiano il lavoro di gruppo con una serie di persone sedute intorno a un tavolo a scaldarsi al proiettore, moderno focherello digitale. Sono le persone che si lamentano delle mail, se ci fate caso: quelli che se hanno delle mail da leggere “non possono lavorare”, come se leggere o scrivere fossero attività extralavorative, a differenza di parlare e inviare convocazioni.
È una faccenda di cambio di scenari, di regole, di confini. Quando vedo tanta, appassionata gente di teatro chiedersi incredula se mi sono bevuto il cervello a immaginare un avvento dell’impresa privata nel loro mondo, riconosco la stessa miscela di buon senso e cecità che mi affascina in altri umani messi di fronte a situazioni simili: i dirigenti della British Air il giorno prima che aprissero un volo low cost Londra-Dublino, i direttori della Treccani il giorno prima che inventassero Google e Wikipedia, i direttori di giornali l’ultimo giorno prima di vedersi uscire la free-press, gli editori il giorno in cui qualcuno inventò i tascabili, il mobiliere il giorno prima di scoprire che esisteva Ikea, e il mio barista il giorno prima che inventassero Starbucks.
Anche tra i politici che la Rete un po’ la conoscono (tutti e tre i parlamentari di ieri non erano infoanalfabeti) c’è la convinzione che questa rischi di produrre e diffondere subculture da reprimere: ad esempio l’incitamento alla persecuzione degli zingari o l’esaltazione delle camere a gas. Io tendo invece a pensare che le idee aberranti si combattono con idee migliori, non con le censure, gli oscuramenti e le manette. Per capirci: a me è sembrata una vergogna anche che lo storico revisionista David Irving si sia fatto più di un anno di galera per le sue idee. Internet permette alle idee più aberranti di farsi pubblicità e magari diffondersi: per qualcuno è un problema da risolvere con l’autorità, per me è un problema da risolvere con la civiltà e con l’educazione.
Professor Alberoni, chi glielo ha detto che l’esperienza digitale non sia ormai l’esperienza, senza aggettivi, della vita umana? Perché - Alberoni con le buone e il governo con leggi di censura - vogliamo tutti alterare le condizioni della realtà così come esse sono venute costruendosi? Siolo perché non sono identiche alle nostre? Perché i giornali sono realtà e un sito internet è illusione?
I primi che si erano tuffati nel Bengodi dei giornali stranieri online, della musica da scaricare via FTP (prima ancora di Napster), della costruzione di propri siti in HTML, tag dopo tag, sapevano pochissimo gli uni degli altri. Non erano ancora rete. Meno che mai duepuntozero. Ma erano dentro a un sistema nuovo che permetteva loro di conoscere meglio il mondo e i modi per migliorare se stessi e lui: il mondo.